11 ottobre 2017

Il Mercurion

L’antica Eparchia monastica del Mercurion, che si può ben definire come un’associazione di monasteri è stata localizzata nella Calabria settentrionale, vicino l’attuale confine con la Basilicata, in una zona che si può circoscrivere tra Laino, il castello di Mercurio, sito alla confluenza del fiume Lao con l’Argentino, e il borgo di San Nicola dei Greci (corrispondente all’attuale San Nicola Arcella). Un’area che per la sua asperità e la conseguente scarsezza di centri abitati si confaceva all’ideale dei monaci italo-bizantini, e che per le stessa ragione è facile supporre possa conservare ancora oggi, tra i boschi ed i dirupi delle sue montagne, grotte eremitiche e resti degli oratori e dei cenobi sorti in quei secoli. Un capitolo insigne nella vita della Calabria medioevale.

Di difficile interpretazione è l’origine del toponimo. Tre sono le ipotesi più accreditate a riguardo. La prima è quella sostenuta dal Binon, il quale farebbe risalire il nome di quest’area al culto di san Mercurio di Cappadocia, professato dai monaci bizantini. Secondo altri studiosi, tra i quali Schluberger, l’origine del nome deriverebbe da un tempio pagano nel quale si adorava il dio Mercurio. Una terza soluzione è stato proposta dal Pandolfi e dal Cappelli. Secondo questi due storici sarebbe il fiume Mercure, che scorre attraverso i territori di Rotonda, Viggianello e Laino, a denominare la zona.

Questa enclave monastica sorgeva in un punto di grandissima rilevanza strategica, ai confini tra i domini bizantini e quelli longobardi. Ai confini calabro-lucani è difficile stabilire con precisione l’esatta circoscrizione dei possedimenti longobardi e di quelli bizantini, perché essi s’intrecciano a causa della precaria situazione politico-amministrativa che continuò a persistere nel Meridione fino alla conquista normanna. Questa incertezza istituzionale rese l’area della media e bassa valle del Lao un territorio neutrale, una “terra di nessuno” che oscillava tra la giurisdizione del Principato di Salerno e l’appartenenza alle province bizantine del sud Italia. Una posizione che consentiva una discreta libertà non solo dal dominio imperiale e dalle ingerenze dei principi di Salerno, ma anche dal controllo della diocesi di Cassano allo Ionio, circoscrizione ecclesiastica sul cui territorio ricadeva, nel X secolo, la regione mercuriense.

I monaci cercavano di evitare i territori bizantini per il timore d’incappare nella repressione iconoclasta. Fu così che l’intera area divenne un importante insediamento ascetico e monastico che ben presto divenne rifugio per quei monaci erranti. Questa eparchia monastica strinse anche rapporti duraturi con la popolazione locale che durante le incursioni straniere, soprattutto saracene, poté mettersi al sicuro all’interno delle mura della cittadella. I monaci che vissero all’interno di questa struttura non si limitarono all’esplicazione dei normali compiti religiosi, ma si dedicarono con zelo all’agricoltura, alla trascrizione di codici e allo scioglimento di controverse discussioni teologiche. In poco tempo il Mercurion divenne un rinomato centro di perfezionamento ascetico e culturale, frequentato da personalità dello spessore di san Nilo da Rossano, del suo maestro san Fantino, di san Teodoro Studita e di san Saba di Collesano.

Seguendo l’esempio fornito dall’organizzazione promossa da questo modello di vita, iniziarono a nascere molti monasteri quasi sempre distanti dai centri abitati, scelta dettata da comprensive esigenze difensive, oltre che dal bisogno di poter ritirarsi in solitudine per dedicarsi all’ascetismo. E’ evidente che in questa fase in cui il modello cenobitico andava affermandosi sempre più, sopravvivevano ancora pratiche e modi di vivere ancora legati alla precedente fase del monachesimo basiliano, quella lauriotica. Perciò il Mercurion, anche grazie alla sua posizione geografica, si rivelò il luogo più adatto per soddisfare le richieste dei monaci, con le sue vette difficili da scalare, la presenza di boschi ricchi di legname ed erbe – usate non solo nella cucina, ma anche nella medicina – e la vicinanza a diversi corsi d’acqua.