13 ottobre 2017

Grotta dell’Angelo

Località: Orsomarso (CS)
Sub-area: Parco Nazionale del Pollino
Descrizione: La cavità che si apre sulla parete rocciosa est di Timpone Simàra nel territorio di Orsomarso, è da diversi studiosi indicata come la spelonca, incavata nell’alto di una rupe, in cui trascorse i suoi anni di eremitaggio e di dura ascesi (San) Nilo (dal 943 al 952/53 d.C.). Qui si ritirò dopo il ritorno ai suoi Superiori nel monastero del Mercurio, dove mostrò una speciale affezione per (San) Fantino. Per raggiungere l’eremo occorre affontare una faticosa discesa dalla sommità di Timpone Simàra. Da qui la vista che si può godere sulle vallate in basso è da lasciare letteralmente senza fiato.
L’ipogeo, che per forma sembra una grande ostrica aperta, è parzialmente protetto da una muratura artificiale, e presenta all’interno un grosso masso che probabilmente serviva da tavolo o da giaciglio. Alle pareti l’eremo presenta i resti di due affreschi che rappresentano l’Annunciazione e la Crocifissione. Si tratta di affreschi raffiguranti gli stessi soggetti che troviamo nella quasi totalità delle grotte-santuario longobarde destinate al culto michaelitico. In effetti, anche la grotta dell’Angelo o di San Michele, posta al confine tra i ducati longobardi e il Thema bizantino, era una di questi santuari metà di pellegrinaggi del popolo longobardo.
San Nilo lasciò la piccola caverna rare volte e solamente per recarsi «ai monasteri» in occasione di cerimonie religiose: in quello «del Castello», nell’attuale contrada Castiglione, a sud-ovest di Mercurion, o in quello del «beato Fantino», dove amorevolmente fu curato quando si ammalò di un tumore alla gola.