11 ottobre 2017

Le fasi del monachesimo basiliano

La prima fase insediativa è quella dell’ascetismo, la cosiddetta fase eremitica. I monaci preferivano condurre una vita isolata e nel Mezzogiorno d’Italia, seguendo l’esempio dei loro predecessori orientali, che però avevano scelto il deserto come luogo ideale per giungere alla perfetta e totale comunione con Dio, optarono per le montagne e per quei luoghi resi quasi inaccessibili dalla natura selvaggia che li circondava e proteggeva. Soprattutto il bosco ha assunto notevole importanza tra gli scenari che meglio si prestavano ad accogliere i monaci basiliani, specialmente durante il VI secolo, dopo che la guerra greco-gotica aveva lasciato nel sud della penisola italiana distruzione, campi abbandonati e una popolazione sensibilmente ridotta numericamente.

La seconda fase è quella lauriotica (o lauritica). I monaci iniziarono ad abitare prima in cellae e poi in laurae (dal greco-bizantino laura, termine che stava a indicare le celle monastiche ricavate in luoghi montuosi e con una cappella comune dove i monaci s’incontravano periodicamente per la celebrazione di specifiche liturgie). La formazione delle celle monastiche fu favorita dalla conformazione del territorio, che si dimostrò adatto anche al lavoro manuale praticato dai monaci in osservanza delle norme diffuse da San Basilio e da San Teodoro Studita. Un segno tangibile della passata presenza delle laure e delle celle nel territorio preso in esame. Tutto questo segnò un forte progresso dell’agricoltura e delle sue tecniche di lavoro.

Dopo questa fase il monachesimo giunse al suo ultimo stadio, al cenobitismo. I monaci iniziarono a vivere insieme all’interno del chiostro, previa sottomissione alla regola e all’autorità dell’igumeno. Il nuovo modello cenobitico, o conventuale, vide la nascita di un rapporto più stretto tra il monaco e il fedele. I monaci basiliani, infatti, iniziarono a condurre una vita basata su due attività principali: da una parte si relazionavano con il mondo, con le popolazioni che abitavano nelle vicinanze dei loro monasteri, con il potere pubblico; dall’altra i monaci si ritiravano in luoghi inaccessibili per ricercare, attraverso la solitudine, la totale comunione con Dio. Queste due “anime” del monachesimo basiliano hanno sempre convissuto e «quasi mai si giunse a un equilibrio fra questi due impulsi, antitetici ma insopprimibili». Tutto il sud Italia fu segnato dalla fondazione di numerosi monasteri bizantini che ricoprirono un ruolo importante nello sviluppo economico e culturale delle campagne e dei piccoli centri abitati meridionali. La presenza dei monaci italo-greci, infatti, favorì la crescita di queste zone periferiche del Principato longobardo.