13 ottobre 2017

Chiesa di Santa Maria di Mercuri

Località: Orsomarso (CS)
Sub-area: Parco Nazionale del Pollino
Descrizione: Nella chiesetta a pianta rettangolare, che nei secoli ha subito vari rifacimenti, si venera l’immagine della Madonna del Mercurio, realizzata in terracotta con occhi di vetro aggiunti nel 1600. L’edificio a navata unica, in cui nucleo originale risale al VII-VIII secolo d.C., rappresenta ciò che resta dell’antico abitato medievale di Mercuri (probabile rifugio degli abitanti rivieraschi del tempo), oltre ai ruderi di vecchie mura. L’edificio con ingresso laterale e un’elegante abside orientata a levante, fu costruito su un preesistente tempio pagano su una collinetta a strapiombo sul Lao definita Mercurio, ed ha subito nei secoli vari rifacimenti. Il presbiterio è segnato dai famosi subsellia, ovvero dai sedili in muratura che corrono lungo le pareti laterali e sui quali i monaci sedevano durante la preghiera. Quest’area è illuminata soffusamente da tre monofore a feritoia. All’interno è presente una dicitura che attesta che la chiesa apparteneva alla diocesi di Tempsa (odierna Campora San Giovanni). La chiesetta si raggiunge percorrendo la SP10 lungo la valle Lao che porta ad Orsomarso, e deviando al km 13 per contrada Castiglione. All’origine la “civitas Mercuria”, il casale Fortezza, occupava, quasi alla confluenza dell’Argentino, “una terrazza a dominio del corso meridionale del fiume Lao”, sulla sinistra, e “guardava” una pianura che si estendeva fino al Tirreno. Le prime notizie storiche su questo centro datano alla metà del decimo secolo, quando compare nel bios di S. Leon-Luca di Corleone. I resti della fortezza e della sua elevata cinta muraria si possono ricercare intorno alla collinetta coperti da una fitta boscaglia. Di grande interesse quelli che si trovano sul versante orientale della collinetta e che riguardano un antico e vasto forno, con nel pavimento l’accesso ad un ambiente sotterraneo con volta a botte, probabilmente adibito a cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Sul versante est, invece, al culmine della collina i resti di una torre di notevoli dimensioni. Nel passato agricolo fiorente e oramai spento del “castrum Mercurii” vi si coltivò l’ulivo, il fico, la canna da zucchero, la vite “doraca”, da cui maturava lo “zibibbo”, un tempo ricercatissimo, e il cedro, tuttora presente. Dopo il 1180 il casale Fortezza di Mercurion iniziò un lento processo di decadenza, che lo portò tra il XV e il XVI secolo, complice l’abbandono dei suoi abitanti, a cessare completamente la propria esistenza.